Le sensazioni che questo Natale mi sta trasmettendo sono di calore, calma, silenzio, rispetto....amore.
sembrano nate per incorniciarti il volto
e se per caso dentro al caos ti avessi perso,
avrei avvertito un forte senso di irrisolto.
Un grande vuoto che mi avrebbe spinto oltre,
...fino al confine estremo delle mie speranze,
ti avrei cercato come un cavaliere pazzo,
avrei lottato contro il male e le sue istanze.
I labirinti avrei percorso senza un filo,
nutrendomi di ciò che il suolo avrebbe offerto
e a ogni confine nuovo io avrei chiesto asilo,
avrei rischiato la mia vita in mare aperto.
Considerando che l’amore non ha prezzo
sono disposto a tutto per averne un po’,
considerando che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l’amore,
tutto l’amore che ho.
Un prigioniero dentro al carcere infinito,
mi sentirei se tu non fossi nel mio cuore,
starei nascosto come molti dietro ad un dito
a darla vinta ai venditori di dolore.
E ho visto cose riservate ai sognatori,
ed ho bevuto il succo amaro del disprezzo,
ed ho commesso tutti gli atti miei più puri.
Considerando che l’amore non ha prezzo…
Considerando che l’amore non ha prezzo,
sono disposto a tutto per averne un po’,
considerando che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l’amore,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho.
Senza di te sarebbe stato tutto vano,
come una spada che trafigge un corpo morto,
senza l’amore sarei solo un ciarlatano,
come una barca che non esce mai dal porto.
Considerando che l’amore non ha prezzo,
sono disposto a tutto per averne un po’,
considerando che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l’amore,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho.
Una vecchia scatola aperta e posizionata doppia racchiude un foglio con raffigurati tanti disegni in tema con il Natale colorati da lei stessa che appariranno con l'apertura di ogni finestrella giorno dopo giorno.
La gentilezza delle parole crea fiducia. La gentilezza dei pensieri crea profondità. La gentilezza del donare crea amore.
Lao Tze
http://www.lacasanellaprateria.com/2010/11/i-giveaway-del-venerdi-uhu/?ref=nf
C'è tempo fino al 11 novembre per partecipare e poterci rifornire di cancelleria
che si sa non basta mai!!!!



Ho scoperto che l'autunno è bellissimo, ma anche l'inverno, la primavera e quindi l'estate, ogni momento dell'anno è fantastico per celebrare la gioia di vivere, amare i cicli della natura, della terra, sentire di essere tutt'uno con ciò che intorno a noi periodicamente e puntualmente cambia, si rinnova, muore per poi rinascere.
L'autunno ha dei colori unici, i toni caldi che dal giallo-oro diventano arancio, rosso, fino ai tanti marroni che ovunque tingono la natura e la preparano ai primi freddi invernali.
Il crepitio delle foglie sotto le scarpe durante una passeggiata nei boschi, i tesori racchiusi nei ricci spinosi caduti a terra, le foglie accartocciate, gli alberi dalle foglie tinte di giallo, il tiepido sole, tutto questo è ciò che accade all'aperto, il camino acceso, una fumante tazza di thè, le ciabattine pelose calde calde, la luce della candele nei corti pomeriggi, tutto questo accade invece all'interno, nelle nostre case che ci abbracciano e ci accolgono rassicuranti.
Per me l'autunno ha il profumo delle caldarroste, di una zuppa, il calore di un abbraccio sotto il piumone, la certezza di essere ovunque fuori e dentro di noi in armonia con la natura.
Cuoco creativo, versatile, semplice e spontaneo, ogni sua ricetta per me è un colpo al cuore. Come resistere di fronte alle sue apple-pie grondanti di succo di more, alle sue insalate multicolore, alle sue zuppe, tutto all'insegna della buona cucina dai sapori antichi e della grande passione che le nostre nonne mettevano in ogni piatto.
Quando in cucina mi ritrovo ad improvvisare una cenetta in pochi minuti, ad inventare e ad assaporare sapori e odori mai mescolati prima, quando mi emoziono mantecando anche un semplice risotto, mi torna in mente la sua genuinità, la sua inventiva, il suo sorriso e il suo sguardo estasiato.
Forse è anche a causa sua se non riesco a smettere di cucinare e di inventare.

Nel sogno ti abbracciavo forte, sentivo la vita pulsare dentro di te come dentro di me, non mi stupivo che le braccia non riuscissero a cingere tutta la tua possenza, scambiavo emozioni con qualcosa di vitale, percepivo la risposta dei sensi e mi sembrava di stringermi addosso l’infinito.
Nella realtà sei il mio albero più grande, maestoso ed elegante, troneggi nel mio giardino in un tripudio di verdi riflessi umidi di brina, ti lasci attraversare da una ventata fresca e rigenerante e ti rifletti nella luce del sole che di giorno si infiltra tra le tue fronde.
Ti abbraccio davvero ora e subito mi ricadono addosso le emozioni che hanno accompagnato il mio risveglio, il profumo della resina, il contatto con la ruvidezza della tua corteccia che ti protegge e ti schermisce da tutto e tutti; sei un po’ come me apparentemente, scabroso al primo contatto, pieno di vita e di emozioni pulsanti un pochino al di sotto della superficie.
Pazienza per chi non percepisce altro ed oltre, per chi si accontenta di godere della tua presenza come di un oggetto inanimato utile e inutile al tempo stesso.
Peccato non farsi coinvolgere da tanta magnificenza, silenziosità ed eleganza immutata negli anni, stupido fermarsi a rimirare le tue foglie estive e passare indifferenti quando cominci anche tu a patire il freddo.
Quanto vorrei come te librarmi nel cielo che ci sovrasta e che mi fa sentire ancora più piccola, mentre da lassù fin dove arrivano i tuoi rami tutto è incantevole, distante, irreale.
Disciplina che non conoscevo da vicino, ma che mi sono riservata di approfondire.
Ebbene, il karate oltre che una disciplina sportiva, racchiude in se tutta una serie di elementi
fondamentali per lo sviluppo armonico fisico e intellettivo del bambino quali:
- l'equilibrio posturale e mentale
- aumentare il livello di attenzione
- apprendere il rispetto dell'altro
- sviluppare la tolleranza e la pazienza
- saper attendere il proprio turno e il proprio momento
Non dovremmo mai dimenticare infatti che ogni bambino ha già in sè ciò che naturalmente e instintivamente lo conduce verso lo sport/gioco che più lo entusiasma e lo emoziona e se viene
lasciato libero di seguire questa sua inclinazione il tutto è molto semplice ed istintivo.
So di mamme euforiche per essere riuscite a "convincere" le figlie a frequentare la scuola di danza classica, ignorando lo sguardo felice ed estasiato che le bimbe rivolgono ad esempio ad
un compagno che gioca a pallone in mezzo alla strada o che pattina nel cortile.
Sono felice che il karate sia entrato in qualche modo a far parte anche della mia vita, nulla succede per caso e se le mie bambine possono trascorrere i loro pomeriggi facendo qualcosa che le accende di passione e di entusiasmo, anche i "miei" pomeriggi trascorsi accompagnandole ed aspettandole all'uscita mi sembreranno più interessanti.
![]() |
Detto tra noi ho sentito da subito che era la scelta giusta, per confutare ogni dubbio basta guardarle.............. |
"Sempre caro mi fu quest'ermo colle
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminato
spazio di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensiero mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura...
G. Leopardi
Il tacere, lo spegnersi di qualunque suono o brusio in realtà spaventa per il vuoto che sembra lasciare, per il bisogno di riuscire a colmare sempre ogni piccolo interstizio nella nostra vita/giornata/attività e riuscire a sfuggire così le nostre paure e ansie. C'è un grande lavoro dietro il silenzio interiore, c'è l'essere riusciti a mettersi in contatto con il nostro essere, l'aver affrontato ogni aspetto del nostro animo, essersi messi in ascolto senza aspettative e intenzioni.
Con lo spegnersi dei suoni, il rarefarsi dei rumori che fanno da sottofondo alla nostra quotidianità in realtà ci troviamo ad ascoltare la voce di Dio, ci ritroviamo a vibrare in comunione con il nostro vero sè; è proprio questa capacità di ascolto che dobbiamo riuscire a riscoprire per abbassare il volume di ciò che ci viene dall'esterno e sintonizzarci sulla nostra musica interiore.
Vivere la felicità
Sembra un concetto astratto quello della felicità o perlomeno non qualcosa di così tangibile da trascurare tutto il resto pur di intravederlo anche lontanamente.
Poche persone tra quelle che si incontrano abitualmente sanno cosa in realtà la parola felicità significhi davvero… per qualcuno non esiste proprio, per altri è sicuramente più realistico parlare di serenità, di pace, di appagamento, strettamente collegata alla salute, al benessere economico, a un partner che ci ami e non ci tradisca con la nostra migliore amica, ad una bella automobile, un lavoro abbastanza in alto eccetera eccetera.
Si tratta insomma di una cosa indefinibile e tanto lontana che tutti i surrogati che la realtà ci offre al suo posto ci vanno più che bene.
Individuandola come un luogo bellissimo ma lontanissimo e sicuramente irraggiungibile è inutile darsi tanto da fare per cercarla in lungo e in largo, in fondo si vive bene anzi si sopravvive benissimo senza.
Ogni tanto in verità qualcosa dalla nostra memoria inconscia si affaccia un chiarore indefinito e indescrivibile a volte accompagnato da una sensazione di euforia che ci inebria, ma altrettanto velocemente riusciamo a bypassarla perché davvero sconosciuta.
Tutto l’ignoto fa paura, seppur bello e interessante ci mette di fronte a delle sfide che non siamo mai sicuri di saper affrontare e vincere; ci mette a confronto con una parte di noi che non conosciamo, che non abbiamo mai testato e che quindi preferiamo continuare ad ignorare.
La serenità è invece più diffusa o almeno tanta gente ne parla, o perché crede di averla raggiunta o perché costituisce il suo scopo principale nella sua vita.
Tra queste pagine cercherò di presentarvi la mia, di felicità a riprova che esiste davvero e che vale sempre la pena di mettersi in viaggio per raggiungerla.

....c'è un alone di stregoneria in tutta la cucina; la scelta degli ingredienti, il modo in cui vengono mescolati, grattugiati, sciolti, le infusioni e come si insaporiscono, le ricette prese da vecchi libri, gli utensili tradizionali - il pestello e il mortaio, gli stessi con cui mia madre preparava l'incenso, adibiti a uno scopo più domestico, le spezie e gli aromi che perdono la loro raffinatezza e lasciano il posto ad una magia più primitiva e sensuale. E' quella specie di fugacità di tutto questo ciò che mi delizia: tanta cura amorevole, tanta abilità e esperienza riposte in un piacere che dura solo un momento, e che pochi apprezzeranno davvero. Mia madre ha sempre giudicato con biasimo indulgente il mio interesse. Per lei il cibo non era un piacere, ma una necessità defatigante che destava preoccupazione, uno scotto pagato sul prezzo della nostra libertà. Rubavo i menù dai ristoranti e guardavo vogliosa le vetrine delle patisseries. Avrò avuto dieci anni - forse più - quando ho assaggiato per la prima volta della vera cioccolata. Ma la fascinazione persisteva. Nella mia testa le ricette erano impresse come carte geografiche.... Uso solo il cioccolato migliore. I blocchi per la copertura sono un pò più grandi di una mattonella, una scatola per tipo a ogni consegna, e uso tutti e tre i tipi, quello scuro, quello al latte e quello bianco. Dev'essere temperato per riportarlo allo stato cristallino, per ottenere una superficie solida, friabile e una buona lucentezza......
Questo libro è paradisiaco, è un viaggio nel piacere avvolti dal profumo di zucchero e dolci che con forza inneggiano alla golosità e alla voluttà.
Indimenticabile anche il film con Juliette Binoche e Jhonny Depp.
Nota: anche il colore del carattere del post non poteva che essere color cioccolato!!!
Mai come in questo periodo non si ferma un secondo, lavora tanto e non si risparmia, consapevole che ci sono momenti nella vita nei quali bisogna impegnarsi più a fondo per evitare di lasciarsi travolgere dagli eventi e dalle paure nella vita di tutti i giorni...con il pensiero sempre rivolto alla sua famiglia, al suo benessere, e alle nostre splendide principesse....proprio per offrire loro tutto il meglio, per garantire loro una vita sempre serena e felice piena di tanti progetti e cose da realizzare tutti insieme....
I suoi orari sono diventati più pesanti ma alla sera quando torna stanco, accaldato, anche se soddisfatto della giornata trova sempre il nostro calore e affetto e anche una bella cenetta completa di tutto, con tanto di musica di sottofondo e dolcetto finale.
Non mi risparmio di certo nel cercare di rendere la sua vita in famiglia più leggera e godibile e alla sera quando tutto si quieta e ci rilassiamo guardandoci intensamente negli occhi davanti al nostro caffettino serale con tanto di cioccolatino fondente, ci sentiamo davvero felici. Auguro a questo marito e papà straordinario tutta la felicità che sarà in grado di sopportare e di godere intensamente di questi attimi di felicità meravigliosi. Grazie!!!!
Tanti auguri, dal più profondo del cuore ad una persona davvero speciale.....ME!!
Ebbene si, me lo merito, ne sono felice.....
Sono felice di poter festeggiare questa giornata, perchè sento che tutto ciò che sono
diventata ora lo devo a me, alla mia capacità di comprendere le lezioni della vita,
alla mia umiltà nel cercare sempre di migliorare e di fare tesoro di ogni esperienza,
al mio cuore che ora più che mai è aperto e desideroso di amare la vita e le persone
che mi circondano con la consapevolezza che ogni momento, ogni singolo frammento
di vita, ogni giorno merita di essere vissuto.........soprattutto un giorno come questo.
Festeggio, ringrazio, gioisco, amo.
Sono così e così sono fiera di essere.
Tanti auguri Simona.

Accadde proprio quattro anni fa, esattamente giugno 2006...... mamma mia come passa veloce il tempo, e come erano piccine le mie bimbe...
Dopo undici anni di convivenza e due meravigliose bambine abbiamo infatti deciso di sposarci, di incorniciare questi meravigliosi anni insieme e sigillarli con due bei: Lo voglio!! (anche se in francese e in un luogo lontanissimo da casa, sulla spiaggia, con la sabbia nei miei sandali e tantissima emozione).
Mauritius...un'isola meravigliosa dall'altra parte del mondo, un luogo paradisiaco, organizzazione perfetta ......
A noi ricorderà sempre il nostro matrimonio ed una vacanza stupenda con tutta la nostra famiglia e tanta voglia di ritornarci al più presto.
Da che ho memoria non ricordo di aver mai voluto fare qualcos’altro nella vita che cucinare.
Eh si che, come ricorda sempre mia madre, io della mia giovinezza non ricordo quasi nulla, neanche di quella volta che a 5 anni un flipper si staccò dal suo supporto e mi cadde sull’alluce causandomi un unghia nerissima per un mese.
Ricordo però che qualunque gioco mi si proponesse di fare o che riuscissi mai ad escogitare aveva sicuramente qualcosa a che fare con il cucinare.
Certo, a 6 anni non cucinavo mica sul serio, però vivendo con la mia famiglia in una casa con un giardinetto ricordo che con mia sorella e altre amichette dello stesso palazzo giocavamo a signore, cucinando impiastri innominabili e pastrocchi orribili con terra e acqua e meraviglia delle meraviglie quello che io riuscivo ad ottenere erano dei dolci da nouvelle-cousine; già, perché con la fantasia (che mai nella mia vita mi è venuta a mancare), producevo dei veri capolavori in appositi stampini che venivano poi sformati e cosparsi di zucchero a velo (borotalco, ma tanto l’effetto ottico è identico no?) o con l’aggiunta di glassa biancastra (sempre borotalco ma sciolto in acqua). Insomma, come mi divertivo ad immaginare che le foglie dell’edera che a quel tempo era avviluppata alla recinzione intorno al giardino, fossero delle vere bistecche o scaloppine che cucinavo per le mie amiche, un po’ come il the per le inglesi, ma io e le mie amiche eravamo anche delle buone forchette…..
Non c’era nulla di così divertente nella mia infanzia e non c’è nulla di altrettanto appagante nella mia vita ora che non spignattare.
Non che tutto sia andato sempre perfettamente liscio, infatti mia madre con la sua proverbiale memoria di elefante non manca mai di citare i miei infiniti flop culinari fin dai primi miseri tentativi di passare dai dolcetti coperti di borotalco a qualcosa di commestibile….o quasi.
Il mio primo alleato in questo dura lotta alla sopravvivenza (dei miei familiari soprattutto) fu un libro nero dall’aspetto non propriamente rassicurante ma pieno di “saggezza”. Un libro di ricette di Readers Digest che ancora oggi troneggia nella mia cucina insieme a mille altre riviste e libri suoi affini.
Quanti ricordi sfogliando oggi quelle pagine un po’ ingiallite (di olio di frittura?) o appiccicate da pastelle varie!!
Mi sembra ancora di sentire l’odore di soffritti dimenticati in padella, di frittate bruciacchiate e ciambelloni carbonizzati; quante delusioni ma anche quante soddisfazioni e scoperte nella cucina piccolissima della mia adolescenza che subito si riempiva di pentolame, padelle, frullatori e altre diavolerie quando mi cimentavo in qualche mirabolante ricetta.
Appena mettevo il mio grembiulone (fa tanto chef)mia mamma cominciava a tremare, più per il macello che mi lasciavo dietro che per l’incertezza della cena. Lei però mi era utile soprattutto per quei lavoretti che, siamo sinceri, sono proprio pallosi oltre che squalificanti; parlo di imburrare, eviscerare, sbucciare patate bollenti, sfilettare…. Ci si sporca solo le mani e basta!
Insomma c’è altro da fare che perdere tempo in quisquiglie del genere e infatti mia madre, che non conosce la differenza tra un uovo sodo e uno fritto (scusatemi l’ardire ma è la pura verità) è perfetta per queste cose. Ancora oggi fa fatica a riconoscere un calamaro da un gambero ed è convinta che muffin si pronunci marfi come Eddie Murphy per fare un esempio.
Quindi ,come si capisce dal primo impatto, non ho certo ereditato questa passione dalla mia mamma, né ho mai sperimentato con ansia le sue ricette una volta lasciata la nostra casa per abitare insieme al mio attuale marito. Anzi la mia fatica maggiore è stata piuttosto quella di disimparare ciò che avevo appreso guardandola cucinare (cucinare??) e che da piccola avevo preso per buono.
La mia prima cenetta da innamorati nel nostro piccolo nido d’amore è ancora oggi citata come esempio quando qualche nostra amica o conoscente ci racconta delle sue disastrose perfomance culinarie; infatti la frase classica è: se c’è riuscita lei, lo puoi fare anche tu!!
Diciamo subito che: la pasta era scotta, il sugo mezzo crudo, l’insalata condita non con una vinaigrette ma con una acqua-grette, lo so il termine l’ho coniato io perché era una miscela fatta di acqua (tanta) e olio ( poco). L’unica cosa passabile anzi commestibile erano le fragole con panna e infatti era l’unica cosa preparata dal mio fidanzato. Una figuraccia davvero, come prima volta!!!
Quindi se mentre leggete queste righe vi arriva dalla cucina un puzzo di bruciato e l’arrosto è giusto 4 ore (!!!) che è nel forno alla massima velocità, non vi amareggiate, io ci sono passata prima di voi e se non proprio la passione posso trasmettervi quella pratica che vi farà sentire sicure persino di fronte ad un pranzo domenicale per 12 persone.